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Fare affari in Libano

 

A più di quattro anni di distanza dalla crisi scoppiata nel 2019, l’economia libanese stenta a ritrovare il cammino della crescita. Pesa sulle prospettive future la perdurante assenza delle riforme necessarie per attrarre nuovamente investimenti esteri ed incoraggiare lo sviluppo dei settori produttivi. Resistenze diffuse ostacolano l’adozione di un piano per l’allocazione delle perdite finanziarie e la gestione del default sul debito sovrano, ciò che consentirebbe al Libano di tornare a reperire risorse sui mercati internazionali e ripristinare le funzioni del suo settore bancario. Rilevano inoltre i rischi politici connessi con l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

Dal 2019 il PIL libanese ha subito una forte contrazione, sostanzialmente dimezzandosi. L’inflazione rimane molto elevata (192% anno su anno, nel 2023), così come il debito pubblico (oltre il 180% del PIL a fine 2023). Su questo sfondo si segnala tuttavia una perdurante vitalità del settore privato, che – anche grazie alle rimesse della diaspora – fa segnare una limitata espansione.

In questo contesto, l’Italia mantiene le sue tradizionali quote di mercato anche grazie alla significativa ricettività del mercato libanese per i prodotti Made-In-Italy. Presso l’Ambasciata d’Italia opera un ufficio ICE, che fornisce assistenza e servizi a operatori economici italiani. Ulteriori informazioni, anche di analisi del contesto locale in termini di rischi ed opportunità, possono essere reperite qui. Le imprese italiane possono inoltre avvalersi della piattaforma NEXUS per contattare l’Ambasciata italiana in caso di necessità di assistenza o interesse ad un incontro conoscitivo, mentre possono verificare sul portale ExTender l’esistenza di gare di appalto internazionali e anticipazioni di grandi progetti.

Il sostegno alle imprese italiane, con l’obiettivo di favorirne la crescita all’estero, è una delle priorità del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale. A seguito della riforma del 2019 in materia di commercio internazionale, il MAECI esercita le funzioni di indirizzo e controllo dei fondi pubblici che sostengono l’internazionalizzazione delle imprese italiane esportatrici: il Fondo 394/81, il Fondo 295/73 e il Fondo di Venture Capital, gestiti da SIMEST e amministrati da comitati interministeriali presieduti dal Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese. Informazioni più dettagliate sono reperibili sul sito della Farnesina.

Da ultimo, si segnala la nascita del fondo Sviluppo+, un nuovo strumento della Cooperazione italiana dedicato alle imprese che investono nei mercati emergenti (tra cui il Libano), con un plafond fino a 70 milioni di euro. Attraverso Sviluppo+ verranno concessi finanziamenti a medio-lungo termine per sostenere la partecipazione nel capitale di rischio di imprese con sede in Paesi partner OCSE-DAC grazie alle risorse del Fondo Rotativo per la Cooperazione allo Sviluppo. L’investimento dovrà promuovere lo sviluppo sostenibile e inclusivo nell’area di operatività favorendo la creazione di occupazione, nel rispetto delle convenzioni internazionali sul lavoro.